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Il Caso Frongia e l’ennesimo scandalo nel mondo dell’arte.

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Oltre 200 milioni di dollari di opere d’arte sono in questo momento nei laboratori di mezza Europa per cercare una disperata autentificazione..auguri!

La polizia. europea EGF sta effettuando arresti per una serie di falsi di alto profilo, diffusi in tutto il mondo dalle gallerie ai grandi collezionisti, Cranach, El Greco,Parmigianino e altri grandi maesti del passato.
L’artista italiano Lino Frongia è stato arrestato con il sospetto di aver dipinto un falso El Greco e coinvolto nella falsificazione di dipinti preziosissimi in una storia che coinvolge,al solito, commercianti,esperti e case d’aste.

Il dipinto in questione, un San Francesco (foto in copertina), è stato sequestrato dalla galleria Ca ‘dei Carraresi’ a Treviso l’ultimo giorno di una mostra su El Greco nel 2016, sospettato,appunto,di essere un falso dipinto da Lino Frongia.

Il pittore italiano, Lino Frongia , 61 anni, è stato arrestato nel nord Italia a settembre, mentre è stato emesso un mandato di arresto per Commerciante d’arte e collezionista francese Giulano Ruffini, che vendette le opere in questione.

Lino Frongia

Essendo mandati di arresto all’interno dell’Unione Europea, nessuno dei due necessita di estradizione,che invece poteva rendersi necessaria se operanti in Svizzera o negli Stati Uniti.

Il giro di falsi potrebbe valere oltre 200 milioni di euro (255 milioni di dollari) tutto ruotante attorno a dipinti di vecchi maestri. Il primo dipinto identificato è stato un Lucas Cranach il Vecchio,una ‘Venere’ , sequestrato dalle autorità francesi durante una mostra del 2016 della collezione del Principe del Liechtenstein presso il Caumont Centre d’Art di Aix. Il principe aveva acquistato l’opera da Ruffini.

Lucas Cranach il Vecchio, il primo falso trovato.

Nel giro di breve tempo sorsero sospetti su altri dipinti venduti dal collezionista. Un esperto scientifico di Sotheby e il conservatore d’arte James Martin della società di autenticazione con sede nel Massachusetts: Orion Analytical analizzarono su richiesta un presunto lavoro di Frans Hals e un dipinto attribuito a Parmigianino . Trovarono che entrambi erano falsi moderni , portando Sotheby’s a rimborsare gli acquirenti. (La casa d’aste ha,fra l’alro, acquisito la compagnia di Martin per migliorare i lavori di indagine interni a Sothesby. auguri!)


IL fatto che siano stati ritenuti falsi moderni probabilmente denota il fatto che siano stati eseguiti senza seguire le regole di HEBBORN sulla falsificazione dei dipinti antichi, e che ci fossero degli errori macroscopici nei pigmenti utilizzati, nelle tele d’epoca ecc.. Il buon Frongia non ha seguito (se lui l’autore effettivo) le regole dettagliatissime scritte nel MANUALE DEL FALSARIO, altrimenti chissà per quanto tempo sarebbero passate innoservate. Ma può anche darsi che la stessa provenienza fosse sotto la lente degli espertoni, e che una certa fragilità della ‘sceneggiatura dell’inganno’ abbia portato alla luce questi errori tecnici. Interessante sarebbe sapere quanti sono gli autori materiali dei falsi: Solo Frongia o un team?

Parmigianino, San Girolamo. Sotheby’s.
ora si crede un falso.


Le indagini sui falsi hanno anche sgamato un David con il capo di Golia , attribuito a Orazio Gentileschi , così come molti altri dipinti non ancora resi pubblici.
IL caso è veramente di proporzioni enormi, se si considera il valore degli artisti falsificati, e la quantità degli stessi.

David contemplante la testa di Golia attribuito a Orazio Gentileschi, rivelatosi un falso.

L’arresto di Frongia è legato a un dipinto sequestrato nell’aprile 2016 durante l’ultimo giorno di una mostra di El Greco alla Ca ‘dei Carraresi a Treviso. Secondo quanto riferito, l’artista nega le accuse di aver dipinto il pezzo, intitolato San Francesco .

Ma questa non è la prima volta che Frongia, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, è stato collegato a sospetti di falsificazione. Nel 2008, lo storico e critico d’arte italiano Vittorio Sgarbi, amico dell’artista, affermò di aver visto un presunto dipinto di Correggio, Volto di Christo , poi esposto in una mostra della Galleria Nazionale di Parma, nello studio di Frongia. (Ma quando il presunto El Greco fu sequestrato, fu Sgarbi stesso a insistere sul “poterne garantirne l’autenticità (certo..)”.

Galleria nazionale di Parma.
Lo storico e critico d’arte italiano Vittorio Sgarbi affermò di aver visto questo presunto dipinto di Correggio, Volto di Cristo , nello studio di Lino Frongia.


Ruffini, il commerciante ora stato di arresto, aveva venduto quel lavoro alla Fondazione Correggio, secondo Art Newspaper . Frongia negò di aver dipinto l’opera , anche se iniziò a creare,allto stesso tempo, ma non a vendere, altre copie e simili del Vecchio Maestro (furbo), incluso un Cristo diverso nello stile del Correggio. Sgarbi una volta chiamò Frongia il “più grande vecchio maestro vivente” e gli commissionò di dipingere un murale in stile barocco della Vergine Maria per una chiesa vicino a Siracusa, in Italia, dopo che fu danneggiata da un terremoto e ricostruita.

Come Frongia, Ruffini insiste sulla sua innocenza, sostenendo di essere solo un collezionista e che erano i curatori e gli esperti a giudicare i dipinti dei vecchi maestri come autentici.
Le opere legate allo scandalo sono state esposte nei principali musei, tra cui la National Gallery di Londra e il Metropolitan Museum di New York. Ad un certo punto, il Louvre aveva addirittura avviato una campagna nazionale per raccogliere 5 milioni di euro (7,25 milioni di dollari) per acquistare quello che si è rivelato essere un falso Hals.

Franz Hals, Ritratto di un uomo, una di una serie di opere del Vecchio Maestro vendute da un commerciante francese che le autorità ora credono possano essere falsi.


La notizia di questi drammatici sviluppi arriva mentre un tribunale di Londra si prepara a emettere il verdetto sulla vendita privata di Sotheby da 10 milioni di dollari del dipinto Hals al collezionista di Seattle Richard Hedreen. Giorni prima dell’inizio del processo, ad aprile, Sotheby’s è in causa con il venditore dell’opera, il rivenditore londinese Mark Weiss, per un importo di 4,2 milioni di dollari. La casa d’aste andò avanti con la sua causa contro la società Fairlight Arts Venture del gestore degli hedge fund David Kowitz, che era comproprietario dell’opera e sosteneva che la decisione di Sotheby di rimborsare Hedreen era prematura.

In precedenza, un tribunale di New York si era pronunciato a favore di Sotheby per quanto riguarda il Parmigianino, ordinando al venditore Lionel de Saint Donat-Pourrieres di pagare 1,2 milioni di dollari alla società, coprendo il rimborso completo più gli interessi, spese legali e il costo dell’autenticazione società Orion.
Un castello di carte che lentamente si sgretola..


Salute Confratelli!

5 COMMENTS

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